Negli Stati Uniti è stato lanciato un nuovo progetto di linee guida alimentari collegato al movimento MAHA – Make America Healthy Again, parte integrante dell’universo politico MAGA. Il progetto è stato presentato come un ritorno al “cibo vero”, con una comunicazione fortemente semplificata, una nuova iconografia e una piramide alimentare ribaltata.

Il punto non è discutere singoli alimenti. Il punto è capire cosa succede quando un progetto politico si presenta come scientifico, pur discostandosi dal metodo che rende la scienza uno strumento affidabile per la salute pubblica.

Il progetto MAHA e la narrazione nutrizionale

MAHA nasce come iniziativa politica con l’obiettivo dichiarato di migliorare la salute degli americani. La strategia comunicativa è chiara: slogan semplici, messaggi netti, simboli visivi forti. In questo contesto vengono presentate nuove linee guida alimentari che enfatizzano proteine animali, latticini interi e grassi tradizionali, riducendo il peso comunicativo di cereali e pattern alimentari plant-forward.

Il problema emerge quando questa narrazione viene proposta come diretta espressione della scienza nutrizionale, senza distinguere tra ciò che è evidenza consolidata e ciò che è scelta politica.

Perché la scienza è uno dei pilastri di una democrazia

La scienza non è democratica perché tutte le opinioni valgono allo stesso modo. È democratica perché segue regole condivise e verificabili.

Il metodo scientifico prevede:

  • formulazione di ipotesi esplicite; – raccolta sistematica dei dati;
  • valutazione critica da parte di pari competenti (peer review);
  • costruzione graduale del consenso sulla base del peso complessivo delle evidenze.

Questo processo è lento, spesso frustrante e raramente spettacolare. Ma è proprio questa lentezza che protegge la salute pubblica da decisioni arbitrarie o ideologiche.

Il ruolo dei comitati scientifici nelle linee guida nutrizionali

Le Dietary Guidelines for Americans nascono storicamente dal lavoro del Dietary Guidelines Advisory Committee (DGAC), un comitato indipendente composto da esperti in nutrizione, epidemiologia, clinica e salute pubblica. Il loro compito è analizzare migliaia di studi, condurre revisioni sistematiche e produrre un Scientific Report che rappresenta la base scientifica delle linee guida.

Questo report non è una proposta politica, ma una sintesi tecnica delle migliori prove disponibili.

Le prove del travisamento: cosa non torna nel documento finale

Nel caso delle linee guida 2025-2030, esistono elementi documentati che mostrano una discrepanza significativa tra il lavoro del DGAC e il documento finale presentato al pubblico.

Il Scientific Report del DGAC raccomandava, tra le altre cose:

  • maggiore enfasi su proteine vegetali e pattern alimentari plant-forward;
  • mantenimento di limiti stringenti ai grassi saturi;
  • attenzione al ruolo di carne processata e latticini grassi nel rischio cardiovascolare;
  • indicazioni più restrittive sul consumo di alcol.

Nel documento finale molte di queste raccomandazioni risultano non implementate o solo parzialmente recepite. La comunicazione pubblica enfatizza invece alimenti ricchi di grassi saturi e utilizza una simbologia (piramide ribaltata) che suggerisce priorità diverse rispetto a quelle emerse dal lavoro scientifico.

Organizzazioni indipendenti di salute pubblica hanno esplicitamente dichiarato che una parte rilevante delle raccomandazioni del DGAC è stata ignorata o diluita, generando un messaggio incoerente rispetto alle evidenze consolidate.

Le nuove linee guida alimentari americane

Conflitti di interesse e interferenza politica

Un ulteriore elemento critico riguarda il processo decisionale finale. La presentazione pubblica delle nuove linee guida è stata guidata da figure politiche e amministrative, non dai membri del comitato scientifico. Questo ha sollevato dubbi su possibili interferenze politiche e sull’influenza di interessi legati ai settori della carne e dei latticini.

Anche senza ipotizzare complotti, il dato oggettivo è che la distanza tra il report scientifico e il documento finale è reale e documentabile.

La piramide alimentare come messaggio politico

Una piramide alimentare non è un semplice schema grafico. È uno strumento educativo che trasmette priorità. Mettere il burro in alto non equivale a dire “può far parte della dieta”, ma a conferirgli un ruolo simbolico centrale.

In un contesto di elevata prevalenza di obesità, diabete e malattie cardiovascolari, questo tipo di messaggio non è neutro. Quando arriva da canali istituzionali, viene percepito come autorità scientifica.

Quando la politica riscrive la scienza

La politica ha il diritto di definire priorità e strategie comunicative. Non ha il diritto di riscrivere le evidenze scientifiche o di presentare scelte ideologiche come consenso scientifico.

Quando il metodo viene aggirato:

  • la fiducia nelle istituzioni sanitarie si erode;
  • la prevenzione perde credibilità;
  • il costo viene pagato in termini di salute pubblica.

Difendere il metodo non significa opporsi al cambiamento

Le linee guida possono e devono evolvere. Ma devono farlo attraverso dati, confronto e trasparenza, non attraverso slogan e campagne politiche.

Difendere la scienza significa difendere il processo che separa le opinioni dalle prove. In nutrizione, questa distinzione non è accademica: è una questione di responsabilità verso la salute delle persone.

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Chi ha scritto questo articolo

Dott. Ruben Domenighini

Dietista Nutrizionista

Nutrizionista esperto in prevenzione cardiovascolare, dimagrimento e sport.

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Ruben Domenighini, dietista – Nutrizionista del Cuore

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