Le dislipidemie sono alterazioni dei lipidi nel sangue, in particolare colesterolo e trigliceridi. Non sono una malattia unica, ma un gruppo di condizioni che aumentano il rischio cardiovascolare perché favoriscono l’aterosclerosi e l’infiammazione cronica dei vasi. Possono essere ereditarie, secondarie ad altre patologie oppure legate allo stile di vita.

Come si manifestano

Nella maggior parte dei casi non danno sintomi evidenti. La persona “sta bene”, ma ha valori alterati agli esami del sangue.
Segnali indiretti possono comparire solo quando la malattia vascolare è già in corso, come angina, aritmie o ridotta tolleranza allo sforzo. Per questo la diagnosi precoce è fondamentale.

Da cosa dipendono

Le cause più comuni sono una combinazione di predisposizione genetica, dieta poco equilibrata, sedentarietà e aumento del peso corporeo.
In molti casi le dislipidemie compaiono insieme ad altre condizioni metaboliche come prediabete, obesità, ipotiroidismo o sindrome metabolica, che ne peggiorano l’evoluzione. Alcuni farmaci possono contribuire all’alterazione dei lipidi.

Diagnosi

La diagnosi si basa sul prelievo ematico che valuta colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi.
Il medico può approfondire con ulteriori esami se sospetta una forma ereditaria o se il rischio cardiovascolare è elevato.
La valutazione clinica completa considera anche pressione, glicemia, presenza di aterosclerosi e altri fattori di rischio.

Implicazioni nutrizionali

L’alimentazione è uno degli interventi più efficaci nelle dislipidemie, anche quando è necessario associare una terapia farmacologica.
Un approccio nutrizionale mirato aiuta a ridurre LDL, contenere i trigliceridi, migliorare l’infiammazione sistemica e diminuire il rischio cardiovascolare complessivo.
Gestire correttamente la quota di grassi, fibre, carboidrati e peso corporeo permette spesso miglioramenti concreti già nelle prime settimane.

Gestione e trattamento

La terapia viene definita dal medico e può includere farmaci come statine, ezetimibe o altri agenti ipolipemizzanti quando il rischio è alto.
La nutrizione rimane parte integrante del trattamento, soprattutto per chi presenta sovrappeso, steatosi epatica, prediabete o pressione elevata.
Piccoli cambiamenti costanti, adattati alla quotidianità della persona, risultano molto più sostenibili rispetto a diete rigide o drastiche.

Quando rivolgersi al medico

Valori alterati di colesterolo o trigliceridi richiedono sempre un consulto con un professionista sanitario per definire la strategia più adatta.
È importante intervenire precocemente per ridurre il rischio di aterosclerosi, eventi cardiaci e complicanze metaboliche collegate.

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