L’osteopenia è una riduzione della densità minerale ossea che non raggiunge ancora i livelli dell’osteoporosi, ma rappresenta comunque un segnale da non ignorare. È una condizione silenziosa, spesso scoperta per caso durante una densitometria (DEXA), che indica un aumentato rischio futuro di fragilità ossea.

La progressione non è inevitabile: individuare precocemente i fattori di rischio e intervenire sullo stile di vita può fare una differenza concreta.

Come si manifesta

Nella maggior parte dei casi non dà sintomi. L’osso si indebolisce lentamente e ci si accorge del problema solo durante accertamenti eseguiti per altri motivi.

In alcune persone possono comparire dolori ossei sfumati o una più facile stanchezza muscolare, ma non esiste una sintomatologia “tipica”. È proprio questo che la rende subdola.

Da cosa dipende

Le cause dell’osteopenia sono multifattoriali. Alcuni fattori sono non modificabili, come età e predisposizione genetica, altri invece dipendono da ormoni, nutrizione e condizioni cliniche.

Tra le situazioni che aumentano il rischio troviamo carenza di vitamina D, alterazioni ormonali, ridotto stimolo meccanico sull’osso e stati di infiammazione cronica.

Un aspetto rilevante è la fase della menopausa: il calo degli estrogeni accelera il riassorbimento osseo e rende la persona più vulnerabile al peggioramento del quadro.

Diagnosi

La diagnosi si basa sulla densitometria ossea (DEXA), che misura la densità minerale a livello di femore e colonna. Il valore T-score permette di distinguere tra normalità, osteopenia e osteoporosi.

Gli esami del sangue possono essere utili per valutare vitamina D, assetto calcio-fosforo, funzionalità renale e ormonale quando necessario.

Implicazioni nutrizionali

La nutrizione ha un ruolo importante sia nella prevenzione sia nella gestione dell’osteopenia. Una dieta povera di calcio, vitamina D o proteine aumenta progressivamente il rischio di perdita ossea, così come un peso corporeo troppo basso.

Al contrario, un’alimentazione equilibrata, associata a un adeguato apporto proteico e a un sufficiente stimolo meccanico (attività fisica), supporta il metabolismo osseo e rallenta la progressione.

Un lavoro nutrizionale personalizzato è particolarmente utile nelle persone con altre condizioni che aumentano il rischio di fragilità, come menopausa e sovrappeso marcato con sedentarietà.

Gestione e trattamento

Il percorso terapeutico è di competenza medica e può includere integrazioni mirate o trattamenti specifici in base al quadro clinico. L’obiettivo è prevenire l’evoluzione verso l’osteoporosi e ridurre il rischio di fratture.

Sul piano nutrizionale il focus è garantire un adeguato apporto di calcio, vitamina D e proteine, oltre a migliorare la qualità complessiva dell’alimentazione.
L’attività fisica regolare con esercizi di carico e resistenza rimane una delle armi più efficaci per mantenere l’osso attivo.

Quando rivolgersi al medico

È consigliabile richiedere una valutazione specialistica in presenza di fratture da traumi minimi, dolori ossei persistenti o nei casi in cui siano presenti fattori di rischio come menopausa precoce, carenza di vitamina D o familiarità per osteoporosi.

La diagnosi precoce permette interventi tempestivi e può ridurre significativamente il rischio di peggioramento.

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