L’epatite B è un’infezione virale che colpisce il fegato e può presentarsi in forma acuta o evolvere verso la cronicità. Il virus HBV provoca un’infiammazione epatica che, nel tempo, può portare a danno cellulare, fibrosi, cirrosi e, nei casi più gravi, a complicanze epatiche maggiori. La trasmissione avviene principalmente attraverso sangue, rapporti sessuali non protetti o da madre a figlio durante il parto.
È una condizione che richiede sempre valutazione e monitoraggio medico. L’andamento è molto variabile: alcune persone eliminano spontaneamente il virus, altre sviluppano infezione cronica con necessità di follow-up a lungo termine.
Come si manifesta
L’epatite B può essere del tutto asintomatica oppure presentare sintomi generici che rendono difficile riconoscerla subito. Nelle forme acute i disturbi più comuni sono stanchezza marcata, nausea, dolori muscolari, inappetenza e colorazione giallastra della pelle o degli occhi. L’urina può diventare più scura e le feci più chiare.
Nella fase cronica, invece, la sintomatologia può essere assente per anni. Il problema è che il virus continua comunque a danneggiare il fegato, favorendo progressivamente fibrosi e cirrosi.
Da cosa dipende
L’epatite B è causata dal virus HBV, che una volta entrato nell’organismo raggiunge il fegato e si replica nelle cellule epatiche. Il decorso dipende dalla quantità di virus circolante, dalla risposta immunitaria individuale e dalla presenza di fattori che aumentano il rischio di danno epatico, come consumo di alcol, sovrappeso, steatosi o coinfezioni.
Il sistema immunitario gioca un ruolo centrale: una risposta efficace consente di eliminare il virus; una risposta insufficiente favorisce la cronicizzazione.
Diagnosi
La diagnosi si basa su esami del sangue specifici (HBsAg, anti-HBc, HBeAg e carica virale HBV-DNA) e sulla valutazione dello stato di salute del fegato. Il medico può richiedere ecografia, elastografia o, nei casi selezionati, biopsia epatica per stimare il grado di infiammazione e fibrosi.
Gli esami permettono anche di distinguere le diverse fasi dell’infezione, elemento fondamentale per impostare la terapia e il follow-up.
Implicazioni nutrizionali
Le persone con epatite B acuta tendono spesso a ridurre l’introito alimentare per nausea, affaticamento e alterazioni dell’appetito. Un supporto nutrizionale può aiutare a prevenire cali di peso, mantenere un adeguato apporto proteico e sostenere il recupero.
Nella forma cronica la nutrizione ha un ruolo ancora più rilevante: la presenza di sovrappeso, insulino-resistenza o steatosi accelera la progressione del danno epatico. Intervenire sullo stile di vita riduce l’infiammazione del fegato, migliora gli enzimi epatici e può rallentare l’evoluzione verso la cirrosi. È importante evitare l’alcol e seguire indicazioni specifiche in presenza di complicanze come fibrosi avanzata.
Gestione e trattamento
Il trattamento dell’epatite B è medico e dipende dalla fase dell’infezione, dai livelli di replicazione virale e dalla presenza di danno epatico. Le terapie antivirali possono controllare la replicazione del virus e proteggere il fegato. Il follow-up regolare è essenziale per monitorare l’andamento dell’infezione e intercettare precocemente l’eventuale progressione della malattia.
Parallelamente, il supporto nutrizionale può aiutare a prevenire peggioramenti legati allo stile di vita, ridurre il carico metabolico sul fegato e mantenere uno stato nutrizionale adeguato.
Quando rivolgersi al medico
È opportuno consultare un medico in caso di sintomi compatibili con epatite acuta, previa esposizione a possibile contagio o se si appartiene a categorie a rischio. Le persone con epatite B cronica devono seguire controlli periodici per monitorare carica virale e funzionalità epatica. Una gestione precoce riduce il rischio di complicanze e permette di impostare interventi più efficaci.