La cirrosi è una malattia cronica progressiva del fegato caratterizzata da fibrosi, alterata architettura epatica e ridotta funzionalità. Nel tempo porta a complicanze metaboliche, digestive e sistemiche, con un impatto diretto sulla salute nutrizionale e sulla qualità di vita. È una condizione che richiede presa in carico medica continua e un approccio multidisciplinare.

La causa sottostante può essere diversa, ma il risultato finale è sempre lo stesso: un fegato che non riesce più a svolgere in modo efficace le proprie funzioni metaboliche, detossificanti e digestive.

Come si manifesta

La cirrosi può restare silente per anni. I sintomi compaiono in modo graduale e spesso sono aspecifici: stanchezza marcata, perdita di appetito, senso di gonfiore addominale, nausea, calo ponderale involontario. Possono comparire ittero, prurito diffuso, edemi, alterazioni della coagulazione e ridotta massa muscolare.

Nelle fasi avanzate emergono complicanze come ascite, encefalopatia epatica, varici esofagee e maggiore suscettibilità alle infezioni.

Da cosa dipende

Le cause principali della cirrosi sono ben note. Le più frequenti includono abuso cronico di alcol, steatoepatite non alcolica, epatiti virali croniche e malattie autoimmuni del fegato. Esistono anche forme legate a disturbi metabolici, farmaci epatotossici o condizioni genetiche.

La progressione è il risultato di infiammazione continua e ripetuti tentativi di riparazione del tessuto epatico, che nel tempo producono fibrosi e perdita della normale struttura lobulare.

Diagnosi

La diagnosi è di competenza epatologica. Gli strumenti più utilizzati sono esami del sangue, ecografia, elastografia, TAC o risonanza e, nei casi necessari, biopsia epatica.

La valutazione non riguarda solo la presenza della cirrosi ma anche lo stadio e le eventuali complicanze, elementi fondamentali per la scelta del trattamento.

Implicazioni nutrizionali

Tra le alterazioni più comuni ci sono malassorbimento, ridotta sintesi proteica, carenze vitaminiche e perdita di massa muscolare. Le difficoltà digestive, la sazietà precoce e la ridotta tolleranza ai grassi possono contribuire alla malnutrizione, anche in persone normopeso.

Un supporto nutrizionale mirato aiuta a preservare la massa magra, compensare le carenze, ridurre il rischio di sarcopenia ed evitare peggioramenti metabolici. È particolarmente utile nelle fasi scompensate o in presenza di ascite.

Gestione e trattamento

La terapia dipende dalla causa e dallo stadio della malattia. Il trattamento medico può includere farmaci specifici, gestione delle complicanze, astensione assoluta dall’alcol e monitoraggio regolare. Nei casi più avanzati, si considera il trapianto di fegato.

L’alimentazione svolge un ruolo complementare. Un piano nutrizionale personalizzato aiuta a migliorare l’apporto proteico, gestire la ritenzione di liquidi, prevenire l’encefalopatia epatica e sostenere la funzionalità residua del fegato. Le indicazioni precise devono essere adattate alla situazione clinica e alle raccomandazioni dell’epatologo.

Quando rivolgersi al medico

Qualsiasi sintomo persistente come ittero, gonfiore addominale, perdita di peso non intenzionale, confusione o peggioramento della stanchezza richiede una valutazione specialistica. Una diagnosi precoce permette di limitare la progressione e trattare tempestivamente le complicanze.

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