L’acalasia esofagea è un disturbo raro della motilità esofagea caratterizzato dal mancato rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore (LES) e dalla perdita della peristalsi. Il risultato è un blocco funzionale tra esofago e stomaco, con difficoltà nel far avanzare il cibo e progressiva dilatazione dell’esofago.
È una condizione cronica che richiede diagnosi specialistica e un percorso personalizzato di gestione clinica.
Come si manifesta
Il sintomo principale è la disfagia, inizialmente per i solidi e poi anche per i liquidi. A questa possono aggiungersi rigurgiti di cibo non digerito, senso di peso retrosternale, tosse notturna, calo ponderale involontario e, nei casi avanzati, micro-aspirazioni.
La lenta progressione può rendere la sintomatologia poco evidente nelle fasi iniziali, motivo per cui la diagnosi non sempre è immediata.
Da cosa dipende
L’origine esatta non è ancora completamente definita. Le evidenze indicano una degenerazione dei neuroni del plesso mioenterico responsabili del rilasciamento del LES e della coordinazione della motilità esofagea.
La causa è probabilmente multifattoriale, con una combinazione di predisposizione individuale, meccanismi autoimmuni e fattori neurodegenerativi.
Diagnosi
La diagnosi è sempre di competenza medica. Gli strumenti principali includono:
- manometria esofagea ad alta risoluzione
- esofagogramma con bario
- endoscopia per escludere altre cause di ostruzione
La manometria permette anche di classificare l’acalasia in diversi sottotipi (I, II, III), utile per orientare l’intervento terapeutico.
Implicazioni nutrizionali
Pur non essendo una condizione “nutrizionale” in senso stretto, influisce direttamente sulla capacità di alimentarsi. Le difficoltà di deglutizione possono portare a riduzione dell’introito, scelte alimentari limitate, rischio di sottopeso e progressiva malnutrizione.
Un supporto nutrizionale può essere utile soprattutto prima della terapia definitiva, per ridurre la perdita di peso e migliorare la sicurezza alimentare.
Gestione e trattamento
Il trattamento è esclusivamente medico e varia secondo la gravità e il sottotipo. Le opzioni comprendono:
- dilatazione pneumatica
- miotomia di Heller (spesso con fundoplicatio)
- POEM (Peroral Endoscopic Myotomy)
- iniezione di tossina botulinica nei casi non candidabili a intervento
L’alimentazione ha un ruolo complementare: aiutare la persona a introdurre energia sufficiente, prevenire o gestire la disfagia residua e supportare la fase post-procedura secondo le indicazioni del team clinico.
Quando rivolgersi al medico
Ogni difficoltà persistente nella deglutizione va considerata un segnale da valutare con il medico o con uno specialista gastroenterologo.
Una diagnosi precoce migliora la risposta ai trattamenti e può prevenire complicanze come malnutrizione, pneumopatie da aspirazione e dilatazioni severe dell’esofago.