Negli ultimi anni il settore del benessere si è arricchito di figure sempre più variegate: operatori olistici, consulenti di medicina alternativa, esperti in discipline energetiche. Molti propongono percorsi di alimentazione, consigli su sintomi o indicazioni sullo stato di salute. Ma è necessario chiarire una volta per tutte dove finisce la loro legittimità e dove iniziano i limiti legali.
La distinzione fondamentale: salute vs benessere
Chi lavora nel benessere può certamente aiutare le persone a sentirsi meglio, a ridurre stress, migliorare la postura, introdurre esercizi di rilassamento o semplici indicazioni generali sull’alimentazione culturale. Questo rientra nella sfera del benessere e della divulgazione, completamente legittima.
Quando invece si entra nel territorio della diagnosi, indicazioni personalizzate per patologie, valutazioni cliniche, interpretazione di sintomi o segni, il quadro cambia drasticamente.
In Italia, solo le professioni sanitarie riconosciute (medici, dietisti, biologi nutrizionisti, psicologi, ecc.) possono:
- diagnosticare malattie o condizioni cliniche
- prescrivere alimentazione terapeutica o integratori in caso di patologie
- indicare esami diagnostici o interpretare sintomi clinici
Chi non ha questi titoli può incorrere nel reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348 c.p.) o comunque svolgere attività riservate alle professioni sanitarie, con possibili responsabilità penali e civili.
Sintomi e segni: la differenza che molti ignorano
Spesso operatori olistici parlano di “sintomi” e di “segnali del corpo” come se avessero competenze mediche. È qui che si apre una falla enorme.
- Segno: è un reperto oggettivo, osservabile da chi ha competenze cliniche (es. rash cutaneo, pressione alta rilevata).
- Sintomo: è ciò che il paziente percepisce (es. dolore, stanchezza, nausea).
Per le discipline olistiche e del benessere è fondamentale chiarire che non possono valutare, interpretare o attribuire significato clinico a segni e sintomi, né trarne conclusioni diagnostiche o indicazioni sanitarie.
Confondere questi concetti e proporre valutazioni con finalità sanitarie basate su percezioni soggettive o teorie non cliniche può configurare un indebito esercizio di competenze riservate alle professioni sanitarie.
Alimentazione e salute: un campo a rischio
Molti operatori olistici usano scuse come “medicina cinese” o “tradizione olistica” per parlare di alimentazione e indicazioni sanitarie, dicendo che la medicina basata su evidenze scientifiche, riconosciuta dal sistema sanitario, vuole solo eliminare il sintomo senza togliere la causa (un’affermazione priva di fondamento per chi ha competenze mediche di base). Anche qui, la legge è chiara:
- Dare consigli generici di benessere alimentare è lecito.
- Dare indicazioni personalizzate per patologie, disturbi metabolici o prevenzione clinica senza titolo è abuso di professione. Così come proporre soluzioni a segni e sintomi.
Chi fa queste attività rischia conseguenze penali, oltre a danneggiare persone che si fidano di loro.
Perché fare chiarezza è urgente
Non si tratta di attaccare le discipline olistiche in sé.
Si tratta di proteggere i cittadini e di evitare che confusione tra benessere e professione sanitaria generi:
- rischi per la salute
- false sicurezze
- abuso di competenze protette dalla legge
In Italia, la protezione della salute è un diritto dei cittadini e la normativa è chiara: solo chi ha titolo riconosciuto può fare diagnosi e prescrivere indicazioni sanitarie o nutrizionali personalizzate.
Vorrei condividere con voi una storia fittizia ma che potrebbe anche essere successa davvero (Il seguente esempio è volutamente ipotetico e serve esclusivamente a illustrare i rischi della confusione tra benessere e sanità):
“Immaginate una persona che, dopo vari accertamenti, non è riuscita a risalire all’origine di alcuni sintomi che le creavano disagio ormai da 5 o 6 mesi.
A questa persona resta un’ultima visita di accertamento (quella fatale) ma un operatore del benessere lo convince del fatto che “il problema è la medicina occidentale” e di proseguire il percorso con lui in quanto afferma:
“La medicina occidentale cerca solo di togliere il sintomo, quella cinese invece toglie la causa.”
Quella persona si convince e i sintomi migliorano (Forse grazie a qualche tecnica di rilassamento, per effetto placebo o semplicemente perché i sintomi sarebbero comunque diminuiti).
Dopo 1 anno manifesta di nuovo il sintomo in modo sempre più evidente e invadente scoprendo che in realtà, il dolore che sentiva, era un tumore in fase iniziale (magari con una sintomatologia non convenzionale), ormai in fase avanzata e che se si fosse scoperto 1 anno prima probabilmente ci sarebbero state delle possibilità.
Questo esempio mostra come la confusione tra benessere e intervento sanitario possa ritardare diagnosi fondamentali, con conseguenze potenzialmente gravi.
Non servirebbe quindi dire che se questa persona avesse fatto l’ultimo accertamento avrebbe invece trovato la causa e come questo “professionista” abbia decretato la fine di una persona confondendo le acque su cosa è o non è in grado di fare la medicina.
Conclusione
Gli operatori del benessere possono fare molto: aiutare a sentirsi meglio, insegnare tecniche, proporre stili di vita generali.
Ma non possono sostituire il medico o il dietista.
Ogni volta che si oltrepassa questa linea, si entra in territorio illegale, con rischio penale e responsabilità civili.
Informare correttamente è il primo passo per proteggere chi cerca aiuto.
E questo è un dovere, non un’opinione.
Un saluto dal tuo Nutrizionista del Cuore!